Ho appreso per osmosi il carisma domenicano negli anni dal 1958 al 1971, frequentando l’Istituto come alunna dalla scuola dell’Infanzia al conseguimento del diploma magistrale. Ho un ricordo bellissimo di quegli anni, in cui mi rivedo piccola con Suor Teresa che mi insegna a prendere in mano la matita per scrivere, cosa che io rifiuto categoricamente, facendo preoccupare non poco i miei genitori. Mi rivedo al mare, a Vesima, nel lettino vicino alla suora, perché mi manca tanto la mia mamma. E poi… alla Scuola Elementare con Suor Clara, che per cinque anni mi guida e mi sostiene e alla quale esprimo le mie aspirazioni: “Da grande voglio fare la maestra!”. Non riesco a stare ferma nel banco e la suora, che capisce che non può pretendere che io stia immobile per ore, mi spedisce a fare le commissioni di rito, dalla segreteria alla portineria.
Mi rivedo alle medie, allora si chiamavano così, con Suor Matilde, costante guida di molte adolescenti, con Suor Alba, Suor Margherita e con le insegnanti laiche, che allora non erano molte.

Arriva l’anno ’67 e inizio la prima magistrale. Da sempre ho voluto fare la maestra ed ecco che, finalmente, inizio il percorso che mi porterà a coronare il mio sogno.
Giugno ’71: il diploma. E ora posso insegnare! Ma questo vuol dire che non studierò più? Comincio a fare l’assistente al doposcuola nelle varie scuole elementari cittadine, ma decido di proseguire gli studi. Prima frequento l’anno propedeutico a Novara, poi mi iscrivo alla facoltà di Scienze Biologiche presso l’Università di Pavia, dove mi laureo nel giugno del 1976. Ad agosto mi sposo e da settembre inizio ad insegnare per brevi periodi di supplenza alle scuole medie Bussi, allo Josti di Mortara, all’Istituto Casale e, finalmente, arriva la chiamata dalle Suore Domenicane, nella persona di Suor Regilda, che era stata la mia insegnante di latino e geografia. Mi offrono un posto di lavoro presso la scuola media dell’Istituto come insegnante di matematica e scienze. Che gioia poter tornare nella scuola che tanto ho amato, dove ho incontrato le amicizie più care e dove ho imparato a vivere! Sì, a vivere, perché non mi sono stati trasmessi solo dei contenuti, ma mi sono stati offerti tutti gli aiuti necessari per diventare quella che sono oggi.
Nel 1979 divento mamma per la prima volta e, dieci anni dopo, do alla luce una splendida bambina, ma non fatico a coniugare il mio lavoro con le responsabilità della famiglia, anche perché sono sempre sorretta da mio marito e dai miei genitori.
Partecipo a numerosi corsi di formazione e di aggiornamento sulla didattica, sulla metodologia e anche sulle varie tematiche relative alle Scienze e alla Matematica, senza trascurare i percorsi psicosociopedagogici.
Conseguo l’abilitazione a Pavia nel 1983, ma scelgo, insieme ad altre colleghe, di rimanere in Istituto per portare avanti in modo più importante quei valori in cui ho sempre creduto.
Le suore che ricordo con grande affetto, da Suor Massimina a Suor Narcisa, le umili suore portinaie che avevano un sorriso e una parola buona per tutti, Suor Silvana, l’ineguagliabile segretaria, Suor Colomba, Suor Caterina, Suor Regilda, ad una ad una si sono spente.
Ricordo con grande affetto gli anni di insegnamento sotto la guida di Suor Regilda prima, poi di Suor Rosa e di Suor Emilia.
Oggi in tutti gli ordini del nostro Istituto sono presenti solo insegnanti laiche, tuttavia le nostre suore non sono vissute invano: il loro carisma, i loro insegnamenti, il loro spirito ha permesso a me e agli altri insegnanti di questa scuola di continuare il lavoro che loro hanno intrapreso. L’attenzione alla persona, il cercare di fare emergere da ciascun alunno il meglio di sé, il riconoscere che in ogni ragazzo, accanto alle mille difficoltà e ai numerosi limiti ci sono infinite potenzialità, sono sempre stati alla base della mia didattica e, oggi, sono i valori che intendo portare avanti con l’aiuto di tutti e che, sono certa, nella nostra scuola non tramonteranno mai.
Credo nei ragazzi di oggi, come i miei insegnanti hanno creduto in me.
Nel 2009 sono chiamata a dirigere l’Istituto: il compito è arduo, faticoso, ma non voglio rifiutare, anche se alle competenze richieste a un dirigente, si aggiungono quelle proprie dell’ispirazione educativa cristiana perché la nostra non è solo una scuola, bensì una scuola cattolica e spesso mi chiedo se sono all’altezza di svolgere un compito così importante.
Funzione dirigenziale non è solo scelta professionale ma, come recita il sesto rapporto del centro studi per la scuola cattolica, vocazione, dono gratuito da parte di Dio e, perciò, possibilità di esercitare nella scuola un impegno “quasi sacramentale”, espressione della natura di Dio. La funzione dirigenziale assume un compito evolutivo rispetto al carisma del Fondatore, perché diventa impegno per farlo passare da elemento costitutivo di una appartenenza ad elemento specifico di fare cultura critica nella scuola.

Gabriella Righi
(Coordinatore delle attività didattiche ed educative)